Don Ambrogio Pisoni incontra le nostre famiglie: Piacenza – Brescia – Lodi…

Don Ambrogio Pisoni incontra le nostre famiglie: Piacenza – Brescia – Lodi…

Continua il tour di Don Ambrogio tra le nostre famiglie: il 10 gennaio a cena con gli amici di Piacenza, il 19 gennaio pranzo a Brescia e il 15 febbraio a cena a Lodi anche con le famiglie di Casalpusterlengo e dintorni.

Durante questi incontri Don Ambrogio ha ribadito che “l’accoglienza è un grande gesto di civiltà perché nasce dal mistero attraverso cui Dio è entrato nella storia. La carità è gesto di gratuità che nasce dalla gratitudine, diversa dalla generosità che segue il proprio temperamento e nella quale io rispondo a me stesso e non a un Altro. Si è uniti se si guarda insieme un Altro e non se ci si guarda a vicenda”.

Alcuni estratti significativi di testimonianza

PIACENZA

Jemma: il desiderio di essere qui stasera parte dal mio bisogno di condividere con voi questa esperienza.

Don Ambrogio: il gesto dell’accoglienza è destinato a costruire una civiltà il mistero della vita è che il cammino è personale ma non solitario.

Chiara: da cinque anni abbiamo in affido un bimbo ed è stato fondamentale soprattutto in questo ultimo anno l’aiuto di amici per riposare. Mi è tornata in mente una citazione “Non posso portare l’anello per voi. Ma posso portare voi!” (Il Signore degli Anelli). Anch’io mi sono sentita portata in una compagnia e nell’aiuto degli amici. La fatica mi ha permesso di capire a cosa sono chiamata. La mia maternità è tornata come domanda sulla mia vocazione grazie a questa fatica, forse se fosse stato facile non me ne sarei resa conto.

Don Ambrogio: mai obiezione sempre occasione perché tutto ciò che accade è perché serva, e solo con Gesù è possibile essere certo di questo.

Giovanna: grande fatica con due bimbi in età adolescenziale. La fatica non è un’obiezione ma ho il desiderio di tornare all’origine di chi ci ha fatto dire sì anni fa. Dopo grandi incazzature mi chiedono: “ma tu ci vuoi ancora bene”? Come Cristo a Pietro. A me questa esperienza sta dando tanto e ora mi è data la possibilità di diventare grande e volere più bene a Gesù attraverso due “fenomeni” per niente semplici.

Don Ambrogio: l’educazione viene da una vita vissuta da come siete voi, questi ragazzi hanno lo stesso nostro cuore.

Matteo: che aiuto vi date per essere più voi stessi nel compito che vi è chiesto? Vorrei capire come nell’accoglienza di un figlio uno risponde al compito che gli è chiesto.

Don Ambrogio: il compito di una coppia nel matrimonio è donare figli alla Chiesa in un modo o nell’altro. Detto questo i genitori devono semplicemente esserci, preoccupati certo ma non invadenti.

Giuliana: la mia fatica non è lasciarlo andare ma che lui non soffra per la nostra lontananza. Ogni  giorno con il nostro bimbo in affido è donato e spero che questo mi darà la forza per affrontare il distacco e il lasciarlo andare.

Don Ambrogio: in quello che sto vivendo cosa sto conoscendo del mistero di Cristo e di me stesso? Questo ti riapre all’avventura della vita. Prima o poi arriveremo a chiederci: Chi me l’ha fatto fare ma l’accento va sul Chi e non sul fare. Dobbiamo custodire la nostra libertà, dobbiamo essere parte della soluzione e non del problema, insieme e voluti bene liberamente.

BRESCIA

Paolo: siamo stati i primi a fare affido a Brescia. Ci è stato proposto e abbiamo detto di sì perché ci siamo sentiti toccati in profondità nel cuore. Quindi un sì a questa modalità senza sapere di cosa si stesse parlando. Ne abbiamo parlato con altri amici e uno in particolare ci aveva detto che bisogna andare incontro alla vita per come si presenta.  Ne abbiamo accolti due. La positività di questa storia è stata grande. Dopo 10 anni, consapevoli di quanto ricevuto, abbiamo accolto una ragazza. Neanche i nostri figli sono nostri. Abbiamo vissuto l’accoglienza prima su di noi, che va avanti anche nella fatica ma non è mai venuta meno un’ evidenza e un legame a questa storia. Fuori da questo percorso non sarebbe stato altrettanto ragionevole. Se non capisci che sei accolto per primo, accogliere è difficile. 

Eddy: per la mia storia personale e professionale non avrei mai accolto. Era il 2007 una sera eravamo in casa  con i nostri tre figli e alle 21.40 ci è arrivata una telefonata con la proposta di prendere in affido una bimba. È stato un affido impegnativo ma bello, A. ormai è una ragazza, è una figlia a tutti gli effetti, non la vedo diversa dagli altri figli. Viene ancora da noi e la sentiamo. E’ stata un’esperienza molto grande che ci ha cambiato tanto e che ogni giorno mi continua a richiamare.

Antonio: le ragioni per cui uno resta in un luogo sono perché uno capisce che comunque in quel luogo uno può rendersi conto della grandezza del tempo e delle modalità con cui Gesù ti vuole incontrare perché tu gli voglia sempre più bene. Le fatiche del passato mi hanno permesso nel tempo di spalancarci ancora di più e di voler bene alla nostra storia. Questo è il passaggio più grande che ci fa essere ancora qui oggi perché attraverso dei volti ben precisi e una compagnia ben precisa abbiamo capito ancora di più di cosa siamo fatti e di cosa abbiamo bisogno.

Marco: mi piace partire da ieri quando mia moglie parlando con nostro figlio che ha 19 anni e che non si sta trattando bene gli diceva che la vita è dura per tutti; anche noi potevamo rimanere legati al fatto che avevamo perso una bimba nel 2000, nel frattempo avevamo iniziato ad avvicinarci all’esperienza dell’affido e poi ci sono arrivate due telefonate, una nel 2001 per accogliere due fratelli e un’altra nel 2003 per altri due fratelli. La cosa che mi ha colpito dicevo del dialogo tra mia moglie e mio figlio è che uno può rispetto al presente guardare quello che non c’è o quello che avrebbe in mente che dovrebbe esserci o dire di sì a quello che c’è e questa è la questione fondamentale della vita. Noi non abbiamo più avuto figli nostri ma solo le due coppie di fratelli e l’esperienza più significativa c’è stata due anni fa quando ci hanno proposto di prendere in affido due fratellini in due famiglie vicine e abbiamo accettato di prenderli con gli amici Enrico e Cristiana e da noi è arrivata una bimba di 9 anni. Come allora anche stavolta c’è stato un aspetto di incoscienza, come quando ti sposi, ma di certezza sulla storia per cui se è ragionevole così perché non dire di sì quando vedi una cosa del genere? Per noi dire di sì dopo anni non è stato comunque scontato, sono comunque molto grato di essere qui perché la ripresa dell’Associazione è un conforto e poi sarà quel che Dio vorrà.

Silvia: S. un bimbo accolto anni fa sempre grato di quanto ricevuto perché si è fidato di noi. Ora è grande ma siamo sempre il suo riferimento.

Elena: per noi l’esperienza dell’affido è stata di un respiro più grande. E’ partito tutto da un invito a un battesimo e da un’omelia ascoltata durante la messa. Abbiamo iniziato ad andare agli incontri delle famiglie e poi sono arrivati i primi bimbi in affido. L’affido è stata sicuramente l’occasione per aderire a qualcosa di più grande. Ora è arrivato C. Capita un sacco di volte che tu ti fai un’idea sugli amici che ti devono aiutare e poi ci rimani male se non ti aiutano. Il problema è che a volte tu sei talmente fermo su questo che non ti accorgi che ne hai da parte altri 10 che ti aiuterebbero e tu non li vedi. Lo dico perché C. viene dalla comunità di Salò che non conosco e lui conosce tantissima gente della comunità che sono qui oggi. Questo permette alla vita di diventare più interessante.

Sergio: il nostro inizio di affido che penso che tutti conoscano è legato a una vicenda che veramente ti fa dire che tutti i figli sono in affido. Il nostro primo bimbo è nato gravemente malato e quando eravamo in ospedale abbiamo fatto amicizia con una famiglia che aveva un bimbo idrocefalo e ci aveva colpito come questa mamma volesse bene a questo bimbo che era da loro in affido, con altri tre a casa e il padre che andava a trovarlo ogni giorno. Abbiamo sempre avuto il desiderio di allargare la nostra famiglia e nel tempo questo desiderio si è chiarito. Tra poco il nostro A. compirà 18 anni e la settimana scorsa eravamo a tavola e lui ci ha chiesto se eravamo intenzionati a tenerlo anche dopo e io gli ho chiesto: perché vuoi restare? E lui ci ha detto che qui è sempre stato bene e ha ancora bisogno di noi. La sera l’altro figlio era preoccupato e non riusciva ad addormentarsi perché non poteva pensare a suo fratello che rischiava di andarsene. Impressionante come veramente si sentano tutti fratelli e se doni a chi ti ha fatto quello che fai, crei qualcosa di bello e ti permette di maturare e di crescere anche rispetto al dolore vissuto in questi anni che mi ha chiesto di pregare tanto per uscirne. Di fronte a una cosa brutta colui che ti ha fatto riesce a trasformarla in una cosa molto bella, più di quanto immaginavi. L’affido è qualcosa di diverso da te che ti viene incontro ed è per te, anche se tante volte ti disturba perché diverso da quello che vorresti.

Enrico: noi veniamo da Salò, abbiamo già 4 figli quindi io ero “a posto”. La pulce nell’orecchio me l’ha messa Paolo perché lui è uno razionale, filosofo che ha deciso a un certo punto di sconvolgere la sua famiglia con l’affido. Ha dato spazio a un aspetto imprevedibile.

Antonio: io sono sempre stato contrario. Nella mia storia ho sempre avuto il desiderio di fare quello che mi chiedeva il Signore e in una famiglia la missione è quella di accogliere anche se la vita è impegnativa. Mia moglie ha deciso per entrambi. A. è arrivato da noi da una comunità di minori e il progetto prevedeva una famiglia. Noi abbiamo 4 figli più grandi quindi si è misurato subito con loro. Secondo me ha sempre avuto il desiderio di trovare il suo posto e la sua famiglia.

Salvo: molto commuovente vedere sti ragazzi crescere a GS quando non ero ancora padre. Ho chiesto a questi genitori di aiutarmi a crescere.

Don Ambrogio: vi ringrazio perché anche oggi ho imparato tanto. La cosa più importante è che il “magistero del Movimento” ci ha sempre ricordato che la consistenza di una persona coincide con la sua autocoscienza, quindi con la capacità di rispondere alla domanda fondamentale: “chi sono io e a chi appartengo?” Un mistero non nel senso che non si conosce ma che essendo così grande non si finisce mai di conoscere, come tra marito e moglie, mistero infinito, che più lo conosci più desideri di conoscerlo. Il primo che si è inventato questa mossa è stato il Padre quando ha deciso di chiedere a una ragazzina di accogliere il figlio, l’iniziativa del Padre che ha chiesto alla libertà della Madonna di accogliere il figlio. “mi accada secondo la tua parola” e poi giorno per giorno è stata a quello che stava accadendo fino alla sua assunzione al cielo. E’ importante tenere in mente questo perché tutta la vita è rendersi conto di quello che è accaduto all’inizio ed essere coscienti di quello che stiamo vivendo. Siete passati tutti attraverso diverse circostanze, la sorpresa c’è per un figlio nostro figuriamoci per un figlio in affido con le loro ferite. Questo esige un approfondimento di coscienza rispetto al dono e al compito a cui siete chiamati. È una ricchezza immensa per tutte le vostre comunità. Alcuni di voi hanno iniziato con una certa “baldanza ingenua” (non sprovveduta ma originaria) cioè non rassegnati ma baldanzosi cioè affrontando a qualsiasi età quello che Dio ci dà e anche se lo capiamo poco lo abbracciamo.

LODI

Chiara: io e Marco abbiamo iniziato ad accogliere una bimba tre mesi fa, è la prima esperienza e non abbiamo figli, la situazione è complessa e ci stiamo mettendo in gioco totalmente e lo stiamo facendo senza “preparazione” usando il buon senso, l’amore e quello che riteniamo sia giusto fare. E’ vero quando si dice che se dai tanto, pur nella fatica, ricevi tanto. Inizialmente siamo stati mossi dal desiderio di fare del bene, con la sensazione di avere delle risorse lì ferme che non portavano frutto ma poi abbiamo scoperto un guadagno per noi. Questa bimba ha un carattere forte, il rapporto va costruito ma lei ci sta.

Flavio e Simona: la nostra bimba in affido da tre mesi lascia sempre un messaggio a tutti, dai miei genitori a quelli di Flavio ai nostri amici, ha sempre una reazione sorprendente, io mi sorprendo. Abbiamo fatto in passato altri percorsi nei quali siamo stati un po’ scoraggiati. Qui l’esperienza è molto bella, andiamo avanti.

Don Ambrogio: ricordiamoci che tutti i figli, naturali e non, sono in affido. Il poeta Gibran, rappresentava l’immagine dei genitori che tirano l’arco e la freccia è il figlio che a un certo punto parte per la sua strada. Amare vuol dire dare la vita per un altro, bisogna sempre essere educati a saperlo fare per come siamo fatti. Quando si vive con sincerità e intelligenza ci si rende conto che riceviamo sempre di più di quanto doniamo, Cristo si è donato a noi, infatti quando non doniamo siamo tristi perché la nostra natura è ospitare l’altro. Di fronte a una proposta possiamo sempre dire di no, non ci sarebbe amore se non ci fosse libertà.

Eros e Margherita: facciamo parte di questa esperienza da 20 anni, quello che ci ha sempre fatto andare avanti  è il dare agli altri che poi in automatico ritorna. Noi abbiamo avuto un’esperienza di adozione che è durata 5 anni e poi ce l’abbiamo fatta, abbiamo un figlio indiano di 26 anni. Le nostre esperienze di affido sono 6, al momento ne abbiamo in affido 3. Da genitori adottivi abbiamo accompagnato una bimba in affido all’adozione dello zio che l’ha adottata. Un’esperienza che ci ha fatto soffrire ma molto bella. Lo zio e la mamma di questa bimba sono stati a loro volta adottati da due famiglie e quando ci siamo conosciute è nata subito un’intesa.

Loredana: la nostra è la terza sorella che ha quasi 9 anni e poi abbiamo altri 3 fratelli. La nostra storia ci insegna che hai una responsabilità grande quando ti nasce un figlio. Quando ti arriva un bimbo in affido è vero che non è tuo, l’ho capito quando è arrivata S., la quarta in affido. Fino a un minuto prima pensavo agli altri tre come ai miei. E’ veramente sempre una convenienza per me. Ma cosa pretendo da una bimba a cui io non sono ancora in grado di dare?

Don Ambrogio: nessuno dà quello che non ha. Alle famiglie dico che la vostra testimonianza è il paradigma della vita perché la vita cristiana è accoglienza. Al mattino apriamo gli occhi e siamo costretti ad accettare la realtà che abbiamo di fronte. Questo implica un lavoro non indifferente che è il lavoro della conversione.
Danilo: quando abbiamo preso S. abbiamo condiviso con i tre fratelli la proposta, e adesso ci stanno aiutando, quindi conviene perché stanno prendendo più coscienza di loro stessi.
Don Ambrogio: come fa Dio a insegnarci il mestiere del vivere? L’avreste mai detto che i vostri figli in affido vi avrebbero aiutato con l’ultima arrivata? L’educazione si trasmette per osmosi, non facendo discorsi ma guardando, seguo e imparo.

Loredana: L. in un biglietto che ha scritto per un compleanno: “in fondo non contano gli anni che passano ma la vita che metti in quegli anni”.

Luca Vaghetti: un mese fa abbiamo fatto la festa per ricordare i 10 anni della morte della nostra bimba che aveva 6 anni. E’ stata veramente una festa perché la freccia è arrivata e ha colpito il centro, quindi si fa festa. È vero che l’affido è anche per i nostri figli e sono in viaggio anche loro e sono certo del centro che raggiungeranno. Dopo la morte di Maddalena è nato Giovanni e abbiamo avuto due bimbi in affido. L’affido è anche accompagnarli a casa e con A. è stato possibile.

Sabina: quando abbiamo fatto la festa il parroco ci ha detto di riconoscere la Maddalena come una grazia ma non ci si arriva subito, è stato un cammino che ci ha permesso di arrivare a quella coscienza, si è svelato piano piano. Il mondo ti dice che sarebbe meglio non fare affido, sposarsi e non rimanere subito incinta ecc… anche la famiglia a volte ti è contro. Mi ha sempre colpito rispetto all’affido vedere non tanto i bimbi ma soprattutto l’unità tra marito e moglie.

Silvia: non ho bimbi in affido, ne abbiamo due naturali e avremmo voluto averne di più ma non è possibile. Mio marito mi ha sempre detto che ci sono altre possibilità per fare del bene ma io l’ho sempre vissuta come una scelta da fare perché non ne sono arrivati altri nostri ma questa voce mi turbava perché non è amare liberamente come invece io sono amata liberamente da Dio. Poi ti mette sulla strada sempre delle persone che ti spalancano dove Dio ti vuole portare se tu sei docile nell’ascoltarle e puoi dire “ok è per me”.

Massimo: io e Margherita abbiamo 4 figli naturali e una bimba in affido da settembre che fin da subito si è legata molto a noi e alla nostra famiglia.

Margherita: mi ritrovo molto in quello che avete detto e questo mi fa sentire di essere in famiglia. Sono contenta che i miei figli vivano il senso allargato della famiglia.

Armando e Sabina: noi abbiamo in affido il fratellino di C. e abbiamo un figlio adottato. Avevamo inizialmente fatto il percorso di affido avendo in mente un affido solo per il weekend per la gestione famigliare, noi lavoriamo e non abbiamo aiuti ma non ci hanno mai chiamato. Poi abbiamo conosciuto loro e anche qui quando non cerchi una cosa se fa parte del tuo disegno prima o poi arriva.

Chiara: anche noi non abbiamo bimbi in affido, stasera ci sentiamo ospiti non estranei. Abbiamo tre figli naturali e abbiamo sempre pensato all’affido in vari momenti. Se uno si apre all’accoglienza lo deve essere rispetto a tutto quello che gli accade. Noi abitiamo in una cascina dove c’è una foresteria con altre famiglie e non avevamo in mente l’affido ma sono capitate accoglienze di vario genere per cui è stato un esercizio.

Don Ambrogio: vi ringrazio perché la bellezza della vita cristiana è quella di incontrare i miracoli che Dio fa attraverso le nostre vite e il nostro compito è permetterGli di comunicarsi. La vita cristiana si comunica così, attraverso gente che dice sì a Gesù e se te ne accorgi puoi dire sì o no. Torno sulla cosa essenziale che mi aveva colpito prima: quando dicevamo che nessuno dà quello che non ha, è ovvio, cosa possiamo dare noi alle persone che accogliamo? Semplicemente noi stessi. Tutto quello che c’è oltre, dalla minestra alla scuola, alla carezza, ai giocattoli, sono semplicemente la manifestazione della nostra vita per cui dobbiamo avere cura di noi stessi perché se venisse meno la sorgente che alimenta il crescere della nostra vita, a un certo punto non avremmo più nulla da dare perchè non avremmo più noi stessi. “Ama il prossimo tuo come te stesso” ma dobbiamo fermarci su “come te stesso” perché il paradigma dell’amore all’altro è l’amore a me. Quindi come faccio a voler bene a me per voler bene all’altro? Senza Gesù è impossibile perché si impara ad amare se stessi solo accogliendo Cristo cioè accogliendo lo sguardo che ha su di noi e la vocazione che ci ha dato. Quindi dove e come ci stiamo prendendo cura della radice della nostra vita? Gesù è l’unico che è capace di prendersi a cuore il nostro cuore. Quando il figlio dell’uomo tornerà troverà la fede sulla terra? (Vangelo 18,8 di Luca) Gesù non ci vuole buoni che non sbagliamo ma è solo preoccupato di essere riconosciuto. La carità è il dono di sé e senza Gesù sarebbe impossibile. La gratitudine per questo diventa gratuità. Chi ama fa l’esperienza che nell’amare l’altro ama se stesso, conviene perché compie la mia umanità riconoscere Cristo.

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