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	<title>Archivi Eventi - Associazione Fraternità OdV</title>
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	<title>Archivi Eventi - Associazione Fraternità OdV</title>
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		<title>Anche nella “distanza” camminiamo insieme</title>
		<link>https://www.associazionefraternita.it/event/anche-nella-distanza-camminiamo-insieme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Galgano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2020 08:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nei mesi di aprile e maggio, Don Ambrogio Pisoni e le famiglie di Associazione Fraternità hanno dialogato in streaming sull’ultimo libro di Don J. Carròn: “Il risveglio dell’umano. Riflessioni da un tempo vertiginoso”. (Mamma Pina di Osio Sotto) “Ho sempre pensato che quando incontri qualcuno è per la vita. Siamo chiusi in casa ormai da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei mesi di aprile e maggio, Don Ambrogio Pisoni e le famiglie di Associazione Fraternità hanno dialogato in streaming sull’ultimo libro di Don J. Carròn: “<em>Il risveglio dell’umano. Riflessioni da un tempo vertiginoso</em>”.</p>
<p>(<em>Mamma Pina di Osio Sotto</em>)</p>
<p>“Ho sempre pensato che quando incontri qualcuno è per la vita. Siamo chiusi in casa ormai da tanti giorni che nemmeno li conto più. Ci facciamo compagnia con la preghiera e con tutti i mezzi virtuali. Al mattino il vocale di don Ambrogio ridesta in me il desiderio di infinito. Sapete tutti che accolgo 2 mamme bambine con 2 bambini a testa. Siamo davvero da soli di fronte alle nostre scelte? Siamo davvero da soli di fronte al nostro sì?” <strong>Continua a leggere…</strong> <a href="http://www.associazionefraternita.it/maggio_lettera_pina/">http://www.associazionefraternita.it/maggio_lettera_pina/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">(<em>Mamma Stefania</em>)</p>
<p style="text-align: left;">Sono Stefania, ho in affido 4 ragazzi, una ragazza di 17 anni, una ragazza di 14 e due bimbi di tre anni oltre a due figli naturali di 21 anni e di 16 anni. Mi vergogno quasi a dirlo ma noi nel dramma del coronavirus stiamo bene, siamo felici se posso usare questo termine. Nelle fatiche, non è che non ci siano state, ci siamo confrontati e questa situazione ci ha aiutato a conoscerci, noi ci conosciamo meglio, abbiamo imparato a condividere tutte le difficoltà e a capire che ci sono cose più importanti dei battibecchi e delle discussioni. <strong>Continua a leggere…</strong> <a href="http://www.associazionefraternita.it/stefania/">http://www.associazionefraternita.it/stefania/</a></p>
<p style="text-align: right;">
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		<title>Don Ambrogio Pisoni incontra le nostre famiglie: Piacenza &#8211; Brescia &#8211; Lodi&#8230;</title>
		<link>https://www.associazionefraternita.it/event/don-ambrogio-pisoni-incontra-le-nostre-famiglie-piacenza-brescia-lodi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Galgano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 08:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Continua il tour di Don Ambrogio tra le nostre famiglie: il 10 gennaio a cena con gli amici di Piacenza, il 19 gennaio pranzo a Brescia e il 15 febbraio a cena a Lodi anche con le famiglie di Casalpusterlengo e dintorni. Durante questi incontri Don Ambrogio ha ribadito che “l&#8217;accoglienza è un grande gesto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Continua il tour di Don Ambrogio tra le nostre famiglie: il 10 gennaio a cena con gli amici di <strong>Piacenza</strong>, il 19 gennaio pranzo a <strong>Brescia</strong> e il 15 febbraio a cena a <strong>Lodi</strong> anche con le famiglie di Casalpusterlengo e dintorni.</p>
<p>Durante questi incontri Don Ambrogio ha ribadito che “l&#8217;<strong><em>accoglienza</em></strong> è un grande gesto di civiltà perché nasce dal mistero attraverso cui Dio è entrato nella storia. La<strong><em> carità</em></strong> è gesto di gratuità che nasce dalla gratitudine, diversa dalla generosità che segue il proprio temperamento e nella quale io rispondo a me stesso e non a un Altro. Si è uniti se si guarda insieme un Altro e non se ci si guarda a vicenda”.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Alcuni estratti significativi di testimonianza</strong></p>
<p><strong>PIACENZA </strong></p>
<p><strong>Jemma:</strong> il desiderio di essere qui stasera parte dal mio bisogno di condividere con voi questa esperienza.</p>
<p><strong>Don Ambrogio:</strong> il gesto dell&#8217;accoglienza è destinato a costruire una civiltà il mistero della vita è che il cammino è personale ma non solitario.</p>
<p><strong>Chiara:</strong> da cinque anni abbiamo in affido un bimbo ed è stato fondamentale soprattutto in questo ultimo anno l&#8217;aiuto di amici per riposare. Mi è tornata in mente una citazione &#8220;Non posso portare l&#8217;anello per voi. Ma posso portare voi!&#8221; (Il Signore degli Anelli). Anch&#8217;io mi sono sentita portata in una compagnia e nell&#8217;aiuto degli amici. La fatica mi ha permesso di capire a cosa sono chiamata. La mia maternità è tornata come domanda sulla mia vocazione grazie a questa fatica, forse se fosse stato facile non me ne sarei resa conto.</p>
<p><strong>Don Ambrogio:</strong> mai obiezione sempre occasione perché tutto ciò che accade è perché serva, e solo con Gesù è possibile essere certo di questo.</p>
<p><strong>Giovanna:</strong> grande fatica con due bimbi in età adolescenziale. La fatica non è un&#8217;obiezione ma ho il desiderio di tornare all&#8217;origine di chi ci ha fatto dire sì anni fa. Dopo grandi incazzature mi chiedono: &#8220;ma tu ci vuoi ancora bene&#8221;? Come Cristo a Pietro. A me questa esperienza sta dando tanto e ora mi è data la possibilità di diventare grande e volere più bene a Gesù attraverso due &#8220;fenomeni&#8221; per niente semplici.</p>
<p><strong>Don Ambrogio:</strong> l&#8217;educazione viene da una vita vissuta da come siete voi, questi ragazzi hanno lo stesso nostro cuore.</p>
<p><strong>Matteo:</strong> che aiuto vi date per essere più voi stessi nel compito che vi è chiesto? Vorrei capire come nell&#8217;accoglienza di un figlio uno risponde al compito che gli è chiesto.</p>
<p><strong>Don Ambrogio:</strong> il compito di una coppia nel matrimonio è donare figli alla Chiesa in un modo o nell&#8217;altro. Detto questo i genitori devono semplicemente esserci, preoccupati certo ma non invadenti.</p>
<p><strong>Giuliana:</strong> la mia fatica non è lasciarlo andare ma che lui non soffra per la nostra lontananza. Ogni  giorno con il nostro bimbo in affido è donato e spero che questo mi darà la forza per affrontare il distacco e il lasciarlo andare.</p>
<p><strong>Don Ambrogio:</strong> in quello che sto vivendo cosa sto conoscendo del mistero di Cristo e di me stesso? Questo ti riapre all&#8217;avventura della vita. Prima o poi arriveremo a chiederci: Chi me l&#8217;ha fatto fare ma l&#8217;accento va sul Chi e non sul fare. Dobbiamo custodire la nostra libertà, dobbiamo essere parte della soluzione e non del problema, insieme e voluti bene liberamente.</p>
<p><strong>BRESCIA </strong></p>
<p><strong>Paolo:</strong> siamo stati i primi a fare affido a Brescia. Ci è stato proposto e abbiamo detto di sì perché ci siamo sentiti toccati in profondità nel cuore. Quindi un sì a questa modalità senza sapere di cosa si stesse parlando. Ne abbiamo parlato con altri amici e uno in particolare ci aveva detto che bisogna andare incontro alla vita per come si presenta.  Ne abbiamo accolti due. La positività di questa storia è stata grande. Dopo 10 anni, consapevoli di quanto ricevuto, abbiamo accolto una ragazza. Neanche i nostri figli sono nostri. Abbiamo vissuto l’accoglienza prima su di noi, che va avanti anche nella fatica ma non è mai venuta meno un&#8217; evidenza e un legame a questa storia. Fuori da questo percorso non sarebbe stato altrettanto ragionevole. <strong>Se non capisci che sei accolto per primo, accogliere è difficile. </strong></p>
<p><strong>Eddy</strong>: per la mia storia personale e professionale non avrei mai accolto. Era il 2007 una sera eravamo in casa  con i nostri tre figli e alle 21.40 ci è arrivata una telefonata con la proposta di prendere in affido una bimba. È stato un affido impegnativo ma bello, A. ormai è una ragazza, è una figlia a tutti gli effetti, non la vedo diversa dagli altri figli. Viene ancora da noi e la sentiamo. E’ stata un’esperienza molto grande che ci ha cambiato tanto e che ogni giorno mi continua a richiamare.</p>
<p><strong>Antonio</strong>: le ragioni per cui uno resta in un luogo sono perché uno capisce che comunque in quel luogo uno può rendersi conto della grandezza del tempo e delle modalità con cui Gesù ti vuole incontrare perché tu gli voglia sempre più bene. Le fatiche del passato mi hanno permesso nel tempo di spalancarci ancora di più e di voler bene alla nostra storia. Questo è il passaggio più grande che ci fa essere ancora qui oggi perché attraverso dei volti ben precisi e una compagnia ben precisa abbiamo capito ancora di più di cosa siamo fatti e di cosa abbiamo bisogno.</p>
<p><strong>Marco</strong>: mi piace partire da ieri quando mia moglie parlando con nostro figlio che ha 19 anni e che non si sta trattando bene gli diceva che la vita è dura per tutti; anche noi potevamo rimanere legati al fatto che avevamo perso una bimba nel 2000, nel frattempo avevamo iniziato ad avvicinarci all’esperienza dell’affido e poi ci sono arrivate due telefonate, una nel 2001 per accogliere due fratelli e un’altra nel 2003 per altri due fratelli. La cosa che mi ha colpito dicevo del dialogo tra mia moglie e mio figlio è che uno può rispetto al presente guardare quello che non c’è o quello che avrebbe in mente che dovrebbe esserci o dire di sì a quello che c’è e questa è la questione fondamentale della vita. Noi non abbiamo più avuto figli nostri ma solo le due coppie di fratelli e l’esperienza più significativa c’è stata due anni fa quando ci hanno proposto di prendere in affido due fratellini in due famiglie vicine e abbiamo accettato di prenderli con gli amici Enrico e Cristiana e da noi è arrivata una bimba di 9 anni. Come allora anche stavolta c’è stato un aspetto di incoscienza, come quando ti sposi, ma di certezza sulla storia per cui se è ragionevole così perché non dire di sì quando vedi una cosa del genere? Per noi dire di sì dopo anni non è stato comunque scontato, sono comunque molto grato di essere qui perché la ripresa dell’Associazione è un conforto e poi sarà quel che Dio vorrà.</p>
<p><strong>Silvia</strong>: S. un bimbo accolto anni fa sempre grato di quanto ricevuto perché si è fidato di noi. Ora è grande ma siamo sempre il suo riferimento.</p>
<p><strong>Elena:</strong> per noi l’esperienza dell’affido è stata di un respiro più grande. E’ partito tutto da un invito a un battesimo e da un’omelia ascoltata durante la messa. Abbiamo iniziato ad andare agli incontri delle famiglie e poi sono arrivati i primi bimbi in affido. L’affido è stata sicuramente l’occasione per aderire a qualcosa di più grande. Ora è arrivato C. Capita un sacco di volte che tu ti fai un’idea sugli amici che ti devono aiutare e poi ci rimani male se non ti aiutano. Il problema è che a volte tu sei talmente fermo su questo che non ti accorgi che ne hai da parte altri 10 che ti aiuterebbero e tu non li vedi. Lo dico perché C. viene dalla comunità di Salò che non conosco e lui conosce tantissima gente della comunità che sono qui oggi. Questo permette alla vita di diventare più interessante.</p>
<p><strong>Sergio:</strong> il nostro inizio di affido che penso che tutti conoscano è legato a una vicenda che veramente ti fa dire che tutti i figli sono in affido. Il nostro primo bimbo è nato gravemente malato e quando eravamo in ospedale abbiamo fatto amicizia con una famiglia che aveva un bimbo idrocefalo e ci aveva colpito come questa mamma volesse bene a questo bimbo che era da loro in affido, con altri tre a casa e il padre che andava a trovarlo ogni giorno. Abbiamo sempre avuto il desiderio di allargare la nostra famiglia e nel tempo questo desiderio si è chiarito. Tra poco il nostro A. compirà 18 anni e la settimana scorsa eravamo a tavola e lui ci ha chiesto se eravamo intenzionati a tenerlo anche dopo e io gli ho chiesto: perché vuoi restare? E lui ci ha detto che qui è sempre stato bene e ha ancora bisogno di noi. La sera l’altro figlio era preoccupato e non riusciva ad addormentarsi perché non poteva pensare a suo fratello che rischiava di andarsene. Impressionante come veramente si sentano tutti fratelli e se doni a chi ti ha fatto quello che fai, crei qualcosa di bello e ti permette di maturare e di crescere anche rispetto al dolore vissuto in questi anni che mi ha chiesto di pregare tanto per uscirne. Di fronte a una cosa brutta colui che ti ha fatto riesce a trasformarla in una cosa molto bella, più di quanto immaginavi. L’affido è qualcosa di diverso da te che ti viene incontro ed è per te, anche se tante volte ti disturba perché diverso da quello che vorresti.</p>
<p><strong>Enrico</strong><strong>:</strong> noi veniamo da Salò, abbiamo già 4 figli quindi io ero “a posto”. La pulce nell’orecchio me l’ha messa Paolo perché lui è uno razionale, filosofo che ha deciso a un certo punto di sconvolgere la sua famiglia con l’affido. Ha dato spazio a un aspetto imprevedibile.</p>
<p><strong>Antonio</strong><strong>:</strong> io sono sempre stato contrario. Nella mia storia ho sempre avuto il desiderio di fare quello che mi chiedeva il Signore e in una famiglia la missione è quella di accogliere anche se la vita è impegnativa. Mia moglie ha deciso per entrambi. A. è arrivato da noi da una comunità di minori e il progetto prevedeva una famiglia. Noi abbiamo 4 figli più grandi quindi si è misurato subito con loro. Secondo me ha sempre avuto il desiderio di trovare il suo posto e la sua famiglia.</p>
<p><strong>Salvo:</strong> molto commuovente vedere sti ragazzi crescere a GS quando non ero ancora padre. Ho chiesto a questi genitori di aiutarmi a crescere.</p>
<p><strong>Don Ambrogio:</strong> vi ringrazio perché anche oggi ho imparato tanto. La cosa più importante è che il “magistero del Movimento” ci ha sempre ricordato che la consistenza di una persona coincide con la sua autocoscienza, quindi con la capacità di rispondere alla domanda fondamentale: “chi sono io e a chi appartengo?” Un mistero non nel senso che non si conosce ma che essendo così grande non si finisce mai di conoscere, come tra marito e moglie, mistero infinito, che più lo conosci più desideri di conoscerlo. Il primo che si è inventato questa mossa è stato il Padre quando ha deciso di chiedere a una ragazzina di accogliere il figlio, l’iniziativa del Padre che ha chiesto alla libertà della Madonna di accogliere il figlio. “mi accada secondo la tua parola” e poi giorno per giorno è stata a quello che stava accadendo fino alla sua assunzione al cielo. E’ importante tenere in mente questo perché tutta la vita è rendersi conto di quello che è accaduto all’inizio ed essere coscienti di quello che stiamo vivendo. Siete passati tutti attraverso diverse circostanze, la sorpresa c&#8217;è per un figlio nostro figuriamoci per un figlio in affido con le loro ferite. Questo esige un approfondimento di coscienza rispetto al dono e al compito a cui siete chiamati. È una ricchezza immensa per tutte le vostre comunità. Alcuni di voi hanno iniziato con una certa “baldanza ingenua” (non sprovveduta ma originaria) cioè non rassegnati ma baldanzosi cioè affrontando a qualsiasi età quello che Dio ci dà e anche se lo capiamo poco lo abbracciamo.</p>
<p><strong>LODI </strong></p>
<p><strong>Chiara</strong>: io e Marco abbiamo iniziato ad accogliere una bimba tre mesi fa, è la prima esperienza e non abbiamo figli, la situazione è complessa e ci stiamo mettendo in gioco totalmente e lo stiamo facendo senza “preparazione” usando il buon senso, l’amore e quello che riteniamo sia giusto fare. E’ vero quando si dice che se dai tanto, pur nella fatica, ricevi tanto. Inizialmente siamo stati mossi dal desiderio di fare del bene, con la sensazione di avere delle risorse lì ferme che non portavano frutto ma poi abbiamo scoperto un guadagno per noi. Questa bimba ha un carattere forte, il rapporto va costruito ma lei ci sta.</p>
<p><strong>Flavio e Simona</strong>: la nostra bimba in affido da tre mesi lascia sempre un messaggio a tutti, dai miei genitori a quelli di Flavio ai nostri amici, ha sempre una reazione sorprendente, io mi sorprendo. Abbiamo fatto in passato altri percorsi nei quali siamo stati un po’ scoraggiati. Qui l’esperienza è molto bella, andiamo avanti.</p>
<p><strong>Don Ambrogio</strong>: ricordiamoci che tutti i figli, naturali e non, sono in affido. Il poeta Gibran, rappresentava l’immagine dei genitori che tirano l&#8217;arco e la freccia è il figlio che a un certo punto parte per la sua strada. Amare vuol dire dare la vita per un altro, bisogna sempre essere educati a saperlo fare per come siamo fatti. Quando si vive con sincerità e intelligenza ci si rende conto che riceviamo sempre di più di quanto doniamo, Cristo si è donato a noi, infatti quando non doniamo siamo tristi perché la nostra natura è ospitare l’altro. Di fronte a una proposta possiamo sempre dire di no, non ci sarebbe amore se non ci fosse libertà.</p>
<p><strong>Eros e Margherita:</strong> facciamo parte di questa esperienza da 20 anni, quello che ci ha sempre fatto andare avanti  è il dare agli altri che poi in automatico ritorna. Noi abbiamo avuto un’esperienza di adozione che è durata 5 anni e poi ce l’abbiamo fatta, abbiamo un figlio indiano di 26 anni. Le nostre esperienze di affido sono 6, al momento ne abbiamo in affido 3. Da genitori adottivi abbiamo accompagnato una bimba in affido all&#8217;adozione dello zio che l&#8217;ha adottata. Un’esperienza che ci ha fatto soffrire ma molto bella. Lo zio e la mamma di questa bimba sono stati a loro volta adottati da due famiglie e quando ci siamo conosciute è nata subito un’intesa.</p>
<p><strong>Loredana</strong>: la nostra è la terza sorella che ha quasi 9 anni e poi abbiamo altri 3 fratelli. La nostra storia ci insegna che hai una responsabilità grande quando ti nasce un figlio. Quando ti arriva un bimbo in affido è vero che non è tuo, l&#8217;ho capito quando è arrivata S., la quarta in affido. Fino a un minuto prima pensavo agli altri tre come ai miei. E’ veramente sempre una convenienza per me. <strong>Ma cosa pretendo da una bimba a cui io non sono ancora in grado di dare?</strong></p>
<p><strong>Don Ambrogio</strong>: <strong>nessuno dà quello che non ha</strong>. Alle famiglie dico che la vostra testimonianza è il paradigma della vita perché la vita cristiana è accoglienza. Al mattino apriamo gli occhi e siamo costretti ad accettare la realtà che abbiamo di fronte. Questo implica un lavoro non indifferente che è il lavoro della conversione.<br />
<strong>Danilo:</strong> quando abbiamo preso S. abbiamo condiviso con i tre fratelli la proposta, e adesso ci stanno aiutando, quindi conviene perché stanno prendendo più coscienza di loro stessi.<br />
<strong>Don Ambrogio</strong>: come fa Dio a insegnarci il mestiere del vivere? L’avreste mai detto che i vostri figli in affido vi avrebbero aiutato con l’ultima arrivata? L&#8217;educazione si trasmette per osmosi, non facendo discorsi ma guardando, seguo e imparo.</p>
<p><strong>Loredana</strong>: L. in un biglietto che ha scritto per un compleanno: &#8220;in fondo non contano gli anni che passano ma la vita che metti in quegli anni&#8221;.</p>
<p><strong>Luca Vaghetti</strong>: un mese fa abbiamo fatto la festa per ricordare i 10 anni della morte della nostra bimba che aveva 6 anni. E’ stata veramente una festa perché la freccia è arrivata e ha colpito il centro, quindi si fa festa. È vero che l&#8217;affido è anche per i nostri figli e sono in viaggio anche loro e sono certo del centro che raggiungeranno. Dopo la morte di Maddalena è nato Giovanni e abbiamo avuto due bimbi in affido. L&#8217;affido è anche accompagnarli a casa e con A. è stato possibile.</p>
<p><strong>Sabina:</strong> quando abbiamo fatto la festa il parroco ci ha detto di riconoscere la Maddalena come una grazia ma non ci si arriva subito, è stato un cammino che ci ha permesso di arrivare a quella coscienza, si è svelato piano piano. Il mondo ti dice che sarebbe meglio non fare affido, sposarsi e non rimanere subito incinta ecc&#8230; anche la famiglia a volte ti è contro. Mi ha sempre colpito rispetto all&#8217;affido vedere non tanto i bimbi ma soprattutto l&#8217;unità tra marito e moglie.</p>
<p><strong>Silvia:</strong> non ho bimbi in affido, ne abbiamo due naturali e avremmo voluto averne di più ma non è possibile. Mio marito mi ha sempre detto che ci sono altre possibilità per fare del bene ma io l’ho sempre vissuta come una scelta da fare perché non ne sono arrivati altri nostri ma questa voce mi turbava perché non è amare liberamente come invece io sono amata liberamente da Dio. Poi ti mette sulla strada sempre delle persone che ti spalancano dove Dio ti vuole portare se tu sei docile nell’ascoltarle e puoi dire “ok è per me”.</p>
<p><strong>Massimo</strong>: io e Margherita abbiamo 4 figli naturali e una bimba in affido da settembre che fin da subito si è legata molto a noi e alla nostra famiglia.</p>
<p><strong>Margherita:</strong> mi ritrovo molto in quello che avete detto e questo mi fa sentire di essere in famiglia. Sono contenta che i miei figli vivano il senso allargato della famiglia.</p>
<p><strong>Armando e Sabina: </strong>noi abbiamo in affido il fratellino di C. e abbiamo un figlio adottato. Avevamo inizialmente fatto il percorso di affido avendo in mente un affido solo per il weekend per la gestione famigliare, noi lavoriamo e non abbiamo aiuti ma non ci hanno mai chiamato. Poi abbiamo conosciuto loro e anche qui quando non cerchi una cosa se fa parte del tuo disegno prima o poi arriva.</p>
<p><strong>Chiara:</strong> anche noi non abbiamo bimbi in affido, stasera ci sentiamo ospiti non estranei. Abbiamo tre figli naturali e abbiamo sempre pensato all&#8217;affido in vari momenti. Se uno si apre all’accoglienza lo deve essere rispetto a tutto quello che gli accade. Noi abitiamo in una cascina dove c’è una foresteria con altre famiglie e non avevamo in mente l’affido ma sono capitate accoglienze di vario genere per cui è stato un esercizio.</p>
<p><strong>Don Ambrogio</strong>: vi ringrazio perché la bellezza della vita cristiana è quella di incontrare i miracoli che Dio fa attraverso le nostre vite e il nostro compito è permetterGli di comunicarsi. La vita cristiana si comunica così, attraverso gente che dice sì a Gesù e se te ne accorgi puoi dire sì o no. <strong>Torno sulla cosa essenziale che mi aveva colpito prima: quando dicevamo che nessuno dà quello che non ha, è ovvio, cosa possiamo dare noi alle persone che accogliamo? Semplicemente noi stessi.</strong> <strong>Tutto quello che c’è oltre, dalla minestra alla scuola, alla carezza, ai giocattoli, sono semplicemente la manifestazione della nostra vita per cui dobbiamo avere cura di noi stessi perché se venisse meno la sorgente che alimenta il crescere della nostra vita, a un certo punto non avremmo più nulla da dare perchè non avremmo più noi stessi</strong>. <strong>“Ama il prossimo tuo come te stesso” ma dobbiamo fermarci su “come te stesso” perché il paradigma dell’amore all’altro è l’amore a me. Quindi come faccio a voler bene a me per voler bene all’altro? Senza Gesù è impossibile perché si impara ad amare se stessi solo accogliendo Cristo cioè accogliendo lo sguardo che ha su di noi e la vocazione che ci ha dato. Quindi dove e come ci stiamo prendendo cura della radice della nostra vita? Gesù è l’unico che è capace di prendersi a cuore il nostro cuore.</strong> Quando il figlio dell&#8217;uomo tornerà troverà la fede sulla terra? (Vangelo 18,8 di Luca) Gesù non ci vuole buoni che non sbagliamo ma è solo preoccupato di essere riconosciuto. La carità è il dono di sé e senza Gesù sarebbe impossibile. La gratitudine per questo diventa gratuità. Chi ama fa l’esperienza che nell’amare l’altro ama se stesso, conviene perché compie la mia umanità riconoscere Cristo.</p>
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		<title>Convegno: “Milano per la bigenitorialità: realtà e nuove opportunità” (Sabato 22 febbraio)</title>
		<link>https://www.associazionefraternita.it/event/convegno-milano-per-la-bigenitorialita-realta-e-nuove-opportunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Galgano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Feb 2020 08:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’iniziativa è stata promossa dalla Dott.ssa Laura Molteni, vicepresidente del Consiglio Comunale di Milano. Tra i nove relatori, rappresentanti di Associazioni che operano sul territorio in tema di ascolto, orientamento legale e sostegno ai genitori separati, è intervenuta anche la nostra coordinatrice di area territoriale M.Yvonne Lupo Stanghellini che ha presentato l&#8217; Associazione Fraternità e [&#8230;]</p>
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<p>L’iniziativa è stata promossa dalla Dott.ssa Laura Molteni, vicepresidente del Consiglio Comunale di Milano. Tra i nove relatori, rappresentanti di Associazioni che operano sul territorio in tema di ascolto, orientamento legale e sostegno ai genitori separati, è intervenuta anche la nostra coordinatrice di area territoriale M.Yvonne Lupo Stanghellini che ha presentato l&#8217; Associazione Fraternità e ha sottolineato l’importanza per la nostra opera di favorire il rapporto di entrambi i genitori naturali dei bimbi accolti nelle nostre case.</p>
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		<title>Per-corso Affido e Dintorni &#8211; (venerdì 7 febbraio)</title>
		<link>https://www.associazionefraternita.it/event/per-corso-affido-e-dintorni-venerdi-7-febbraio-monza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Galgano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2020 08:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Vivere l&#8217;altro&#8221;, organizzato da Genitori si diventa OdV di Monza, siamo stati invitati dagli amici dell’Associazione Famiglie in Cerchio a raccontare l’affido partendo da una nostra esperienza di comunità famigliare. La Dott.ssa Galli ha introdotto l’incontro con alcune importanti domande: “cos’è l’affido, quando si fa affido, dove e come si fa affido [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Vivere l&#8217;altro&#8221;, organizzato da Genitori si diventa OdV di Monza, siamo stati invitati dagli amici dell’<strong>Associazione Famiglie in Cerchio</strong> a raccontare l’affido partendo da una nostra esperienza di comunità famigliare.</p>
<p>La <strong>Dott.ssa Galli</strong> ha introdotto l’incontro con alcune importanti domande: “<em>cos’è l’affido, quando si fa affido, dove e come si fa affido ma soprattutto perché si fa affido. Essere idonei all’affido non vuol dire essere pronti perché l’idoneità si riceve una volta per sempre mentre pronti non lo si è una volta per sempre e per tutti, bisogna prepararsi, sempre”. </em></p>
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		<title>Il mistero della vita è accogliere un altro fin dal mattino &#8211; Festa di Natale 22 dicembre 2019</title>
		<link>https://www.associazionefraternita.it/event/il-mistero-della-vita-e-accogliere-un-altro-fin-dal-mattino-festa-di-natale-22-dicembre-2019/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Galgano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Dec 2019 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Don Ambrogio: Voglio ripercorrere adesso con voi alcuni passaggi perché penso che ci aiutino a guardare con sguardo rinnovato a questa avventura (cioè andare incontro a uno che mi sta venendo incontro, a prescindere dalla nostra distrazione) perché se noi non ci rendiamo conto di che cos’è il mistero della vita e quindi il mistero [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Don Ambrogio:</strong> Voglio ripercorrere adesso con voi alcuni passaggi perché penso che ci aiutino a guardare con sguardo rinnovato a questa avventura (cioè andare incontro a uno che mi sta venendo incontro, a prescindere dalla nostra distrazione) perché se noi non ci rendiamo conto di che cos’è il mistero della vita e quindi il mistero di questa accoglienza dell’altro, mai potremo fare esperienza, potremo spendere tante parole ma mai fare esperienza cioè gustare il significato delle cose.</p>
<p>Che cosa ci sta più a cuore in questo tempo d’Avvento? Ciò che la Chiesa ci richiama nel tempo d’Avvento è il mistero dell’attesa. Perché se ti dicessero che sta per arrivare un tuo amico tu ti metti in attesa, lo aspetti. Attesa viene dal latino e significa “essere teso a”, se so che stai per arrivare tutto il mio essere ti sta aspettando, questo è il Mistero più grande della vita. Mi ha sempre colpito l’Avvento perché pensate che cosa sarebbe la vita se alzandovi al mattino vi accorgeste di non aspettare nulla e nessuno. Lo so che è molto difficile che accada perché noi siamo attesa ma se riusciste ad immaginare una cosa così vi mancherebbe il fiato, non riusciremmo a reggere la gravità dell’istante se non ci fosse l’attesa di qualcuno. S. Beckett, un famoso drammaturgo del secolo scorso, ha scritto <em>Aspettando Godot </em>e tutti aspettano Godot ma Godot non arriva perché non c’è e qui il dramma sfocia nella tragedia perché pensate cosa sarebbe la vita se aspettassimo una persona e questa non c’è.</p>
<p>Noi non possiamo decidere di non attendere come non possiamo dire al nostro cuore di non aspettare, il punto è: chi aspettiamo? Se non aspettiamo Cristo coscientemente inevitabilmente aspettiamo qualcos’altro o qualcun altro. Cesare Pavese nel suo diario “<em>Il mestiere del vivere</em>” scrive: “forse qualcuno ci ha promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?” Semplice, è il rapporto inestricabile tra attesa e promessa; la promessa indica un’attesa, pro-mettere significa guardare avanti, attendere. Pavese che non era cristiano e che alla fine non è riuscito a reggere l’urto del tempo e si è tolto la vita, era un genio e Don Giussani diceva che un genio, ovunque sia e a qualunque cultura appartenga, se è genio è profeta di Cristo. Per questo attendiamo e riusciamo persino ad amare il tempo perché il tempo è abitato da questa promessa, da uno che ci attende. Cristo dopo la resurrezione rimane presente, è una presenza che permane. Questo è affascinante, vivere perché qualcuno ci ha fatto una promessa. Che differenza c’è tra la mia attesa da cristiano e quella dell’altro? Che noi abbiamo avuto la grazia di conoscere colui che è già venuto, che è presente e che sta per tornare, infatti attendiamo il suo ritorno, la sua presenza.</p>
<p>Quindi cosa stiamo aspettando se non la sua presenza? Cristo tutti i giorni si riaffaccia alla nostra vita riproponendoci questa sfida: mi ospiti? Mi accogli oggi? A chi dici sì oggi? Nella vita noi diamo quello che viviamo, nessuno dà quello che non ha. Possiamo accogliere la realtà qualunque faccia abbia solo a condizione che la nostra vita stia godendo adesso dell’accoglienza di Cristo, del fatto che Cristo la mattina quando ci svegliamo è già lì che ti aspetta e ti dice: “io ci sono per te”. Questa è la sfida del cristianesimo, nessuno può dare quello che non ha.</p>
<p><strong>Giuseppe</strong>: ti ringrazio per quello che hai detto, ho rivisto la mia storia, la storia di un amico che ho portato a Vitorchiano e che mi ha chiesto: “ma sanno chi sono io?” perché ne combinava di tutti i colori ma è rimasto meravigliato per come è stato chiamato dalle monache a partecipare alla loro funzione, guardato semplicemente come essere umano e non come peccatore.</p>
<p>Auguro buon Natale a tutti e ricordiamoci che i primi due che hanno accolto il mistero sono stati San Giuseppe e la Madonna, a loro è stato dato in affido Gesù Cristo, a noi, come diceva Don Giussani, non è stato dato in affido Gesù ma accogliendo questi bambini accogliamo degli angeli.</p>
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		<title>Incontro con le famiglie e Don Ambrogio &#8211; domenica 10 novembre 2019</title>
		<link>https://www.associazionefraternita.it/event/incontro-con-le-famiglie-e-don-ambrogio-domenica-10-novembre-2019/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Galgano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Nov 2019 08:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Don Ambrogio: la prima frase che hai detto: “non so se sono io che faccio affido o è l’affido che fa me”. Per capire questo dobbiamo sempre guardare alla figura della Madonna perché non c’è intelligenza dell’umana esperienza se non tenendo Maria come criterio di giudizio sulla nostra vita. Cos’ha fatto Maria quando si è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Don Ambrogio:</strong> la prima frase che hai detto: “non so se sono io che faccio affido o è l’affido che fa me”. Per capire questo dobbiamo sempre guardare alla figura della Madonna perché non c’è intelligenza dell’umana esperienza se non tenendo Maria come criterio di giudizio sulla nostra vita. Cos’ha fatto Maria quando si è trovata di fronte all’imprevedibile totale, all’inimmaginabile, cioè l’annuncio che sarebbe diventata la madre di Dio? Il padre le ha affidato il figlio. Cosa vive una donna quando si accorge di portare in grembo una creatura? Immagino che una donna cominci ad avere uno sguardo su di sé e una cura di sé prima impossibile, perché non è più sola, c’è una vita dentro di sé e quindi deve stare attenta a tutto quello che fa. Vuol dire che per il fatto che il padre le ha affidato il figlio, l’avvenimento dell’affido ha fatto lei, ha trasformato la sua vita, ha definito il suo volto nella storia, una volta per sempre. Questa cosa che hai detto mi ha colpito tantissimo, poi quello che hai raccontato è la testimonianza e la prova del giudizio che hai dato all’inizio. Questa è una cosa grande, quello che voi vivete come dono e quindi come compito nella Chiesa e nel mondo, è esattamente e totalmente un gesto di civiltà, voi costruite la civiltà, il mondo nuovo nel mondo. Se è vero come è vero che è l’affido che mi fa, cioè Cristo che chiede di essere ospitato nel volto e nella carne delle persone che voi ospitate, questo permette innanzitutto a voi di diventare creature nuove cioè di far germogliare il seme del battesimo, c’è già tutta la nuova creatura nel germe del battesimo, farlo germogliare finchè disegna un volto nuovo nella storia e questo permette al mondo di cambiare. Non dimenticatelo mai, ricordatevelo tutti i giorni, perché la carità più grande tra di voi e per il mondo è proprio questa, l’esperienza è accorgersi di crescere e di quello che state vivendo, è il gesto più grande di gratitudine, di rendimento di grazia a Dio per quello che state vivendo perché Dio, che è padre, gioisce e gli esulta il cuore quando i figli si rendono conto di essere figli.</p>
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		<title>“Nel grido del cuore la ricerca della verità. La sfida di ogni figlio chiamato a diventare uomo”</title>
		<link>https://www.associazionefraternita.it/event/nel-grido-del-cuore-la-ricerca-della-verita-la-sfida-di-ogni-figlio-chiamato-a-diventare-uomo-incontro-con-silvio-cattarina-comunita-imprevisto-pesaro-ven-25-ottobre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Galgano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2019 08:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Incontro con Silvio Cattarina &#8211; Comunità Imprevisto Pesaro &#8211; Venerdì 25 ottobre &#160; Il punto di partenza: Non bisogna mai partire dai problemi. Per affrontare un problema bisogna sempre partire dalla persona, questo aiuta, questo facilita, ci fa sentire più capaci, sempre più pronti a rispondere, sempre più idonei ad affrontare le cose. Questo tipo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Incontro con Silvio Cattarina &#8211; Comunità Imprevisto Pesaro &#8211; Venerdì 25 ottobre</strong></p>
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<p><strong>Il punto di partenza:</strong> Non bisogna mai partire dai problemi. Per affrontare un problema bisogna sempre partire dalla persona, questo aiuta, questo facilita, ci fa sentire più capaci, sempre più pronti a rispondere, sempre più idonei ad affrontare le cose. Questo tipo di premessa aiuta tanto. E’ sempre importante guardare il ragazzo per quello che veramente è poiché egli non è mai quello che mostra.<br />
<strong>Il Bisogno:</strong> Ogni ragazzo è sempre un grande bisogno, è sempre piccolo, è sempre bisognoso dell’adulto. Il giovane è tale perché c’è l’adulto, c’è il genitore, c’è l’insegnante, c’è l’educatore. Il giovane è questo, anche se loro fan finta di non aver bisogno, fan finta di voler far da soli, la mettono giù in modo tale che sembrano già arrivati, sembrano tanti delinquentelli… Ecco non è così, non dobbiamo cadere in questo errore. Il giovane è sempre un piccolo, è sempre un bisognoso, è sempre “una grande fame e una grande sete dell’adulto”. Bisogna sempre partire così, sbaglieremmo se non lo vedessimo così.<br />
<strong>Chi è l’adulto:</strong> Oltre a sapere chi è il giovane bisogna anche che sappiamo bene chi è l’adulto, chi siamo noi, noi educatori ad esempio, o il genitore che sappia bene chi è lui. Perché se facciamo questo errore di partenza poi succedono tanti guai. Infatti il problema più grande della modernità è che gli adulti non ci sono più, gli educatori non hanno più la coscienza del ruolo, dell’importanza che hanno. Questo è il vero guaio dell’epoca moderna, non sono i danni che fanno i giovani. I giovani fanno tutti questi danni perché non ci siamo più noi adulti. Ogni adulto ha un valore che viene molto da lontano e che va lontano.<br />
<strong>Il valore della persona:</strong> E’ bellissimo vedere nei nostri ragazzi l’amore che hanno per i loro genitori. Perché l’amore lo meritano anche se non sono adeguati, anche se non sono capaci, anche se sono fuori e dentro dal carcere. Ma questo ci fa capire che il valore della persona non è la persona stessa a darselo.<br />
Anche la frase del Vangelo, bellissima, che Cristo dice a Pilato che gli vuole salvare la vita: “Pilato tu non avresti alcun valore se non ti fosse dato dall’alto.” Cioè l’autorità è un valore che viene dato dall’alto, viene da lontano, è bellissimo. Il valore di ognuno di noi non è tanto quello che sappiamo fare questo è sbagliatissimo, non può essere così. Il valore di ognuno di noi è ciò che portiamo, ciò di cui siamo portatori.<br />
<strong>La verità come atto d’amore:</strong> Il primo atto d’amore verso una persona è di dire sempre la verità, che fa male, che non è giusto, che ti stai comportando male, che noi non accettiamo. E poi la vera questione è che l’adulto dica lui quel che è giusto e quel che non è giusto. E invece non è giusto che lo dicano i ragazzi, questo potere che il mondo oggi come oggi dà a tutti, anche a chi è giovane giovane, piccolo e impotente, di decidere lui. È terribile questa situazione, noi dobbiamo assumerci la responsabilità di dire no non va bene, non è giusto. Ah ma lo fanno tutti. Beh che discorso è, con me non passa, a casa mia non va questa cosa, non cederò mai. I ragazzi ci vogliono prendere per sfinimento, lo fan tutti dai… goccia dopo goccia, giorno dopo giorno… loro hanno il tempo di combattere gli adulti, siamo noi che oltre ai figli abbiamo tante altre cose: la famiglia, la moglie nel caso del marito e il lavoro etc. Loro hanno solo quello, di avere a che fare con noi, insomma per loro la vita è semplificata.<br />
<strong>La sofferenza non è un pretesto:</strong> L’altro grande atto d’amore è il togliergli un automatismo che nel loro cuore si forma: “Ho sofferto, io sono stato sfortunato dunque sarò infelice, dunque posso fare queste cose, dunque posso rompere, dunque posso andare contro, dunque…” I ragazzi che sono stati affidati, gli adottivi per esempio ma non solo, i figli delle famiglie separate. No, bisogna stroncarli su questo è sbagliatissimo. Loro pensano che la cifra della vita sia il male. Tutti questi che fan ste cose qua, è perché questi nel loro cuore pensano che il dominante, la cifra della vita sia il male. Non è così. La cifra della vita è sempre il bene, noi dobbiamo dirlo con forza, con determinazione, dobbiamo crederci, dobbiamo vederlo.<br />
<strong>La famiglia:</strong> La famiglia è una cosa così grande così bella che tutti devono lavorare perché sia così grande e così bella. La famiglia è quel luogo dove ogni membro della stessa porta dentro una grande gioia. Invece i nostri figli cosa pensano della nostra famiglia? Pensano che la famiglia è quel luogo dove si depreda, dove si va per portare poi fuori, si usa come un albergo. No, la famiglia è quel luogo dove si porta dentro. Tu figlio mio devi lavorare tanto per portare una grande gioia, se non sei capace di portare una grande gioia non va bene, non sei di questa famiglia. Bisogna che ci sia una responsabilità nelle cose. La famiglia è un luogo sacro.</p>
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		<item>
		<title>Incontro con le famiglie e Don Ambrogio Pisoni &#8211; Domenica 13 ottobre</title>
		<link>https://www.associazionefraternita.it/event/incontro-con-le-famiglie-e-don-ambrogio-pisoni-domenica-13-ottobre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Galgano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Oct 2019 08:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Intervento di Eva: Che cosa davvero mi fa dire, ma questa vita è la mia? Se l’esperienza che io faccio coincide con quello che desidera il mio cuore è già una risposta e tutto quello che può essere la difficoltà, il limite, l’incomprensione, parte dal presupposto che non può non essere superata. L’esperienza che faccio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><u>Intervento di Eva:</u></p>
<p>Che cosa davvero mi fa dire, ma questa vita è la mia? Se l’esperienza che io faccio coincide con quello che desidera il mio cuore è già una risposta e tutto quello che può essere la difficoltà, il limite, l’incomprensione, parte dal presupposto che non può non essere superata. L’esperienza che faccio è mia e mi corrisponde, cioè io non riuscirei ad identificarmi e non potrei essere Eva se non appartenessi a questa esperienza, e non avesse la faccia di Giuseppe, se non avesse la faccia di tanti amici che sono qua attorno, non potrei essere io con tutte le incongruenze e le difficoltà che possono esserci state. L’esperienza coincide nella misura in cui uno sente su di sé una crescita perché mi permette di amare di più quello che ho incontrato. L’esperienza è in gioco nella misura in cui tu ti fai mettere in gioco. E dentro questo dolore momentaneo, di due o tre giorni, per il fatto che la nostra ragazza se n’è andata, oltre alla mancanza, ho capito che quella parte lì è mia, cioè quest’esperienza qui è mia, non riesco io a farne a meno. E quello che chiedo ai miei amici oggi, ma come comunque lo chiedo a me tutti i giorni, è proprio la possibilità che questo possa essere un inizio, di riuscire a guardarci non tanto per i difetti o per le difficoltà che ognuno di noi ha nell’affrontare quest’esperienza, ma perché davvero uno possa essere certo che se tende una mano ce l’ha.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><u>Intervento Don Ambrogio:</u></p>
<p>L’educazione è l’introduzione alla realtà totale. I miei genitori non sapevano fare questi discorsi, ma li hanno vissuti. Ma se in me non c’è l’attenzione, la curiosità per quel che sta accadendo mi può capitare l’inverosimile davanti agli occhi, non me ne accorgo e quindi vivo ottuso. La parola esperienza che tu hai usato, quella che Don Giussani ci ha sempre riproposto è l’unica strada per trovare risposta all’urgenza inesorabile e infaticabile del cuore, che urge qui e ora una risposta piena al desiderio di essere uomini fino in fondo, uomini e donne ovviamente. Cioè vivere giudicando quel che accade.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><u>Intervento di Stefano:</u></p>
<p>Il desiderio che ho io è davvero che, ci si cominci, come diceva mia moglie, a guardare un po’ in maniera diversa. Alcune cose starei qui degli anni a parlarne, ma non è importante… non è importante, l’importante adesso è fissare lo sguardo da un’altra parte. Quest’esperienza qui, da quando l’abbiamo iniziata, devo dire che noi non ci abbiamo mai pensato un attimo per sceglierla, non abbiamo pensato tanto a questa cosa qua.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><u>Intervento di Don Ambrogio:</u></p>
<p>Voi vivete un’esperienza straordinaria per quel poco che so ma già la parola accoglienza, lo sapete meglio di me, essere uomini vuol dire accogliere, apriamo gli occhi al mattino e siamo “costretti” ad accogliere la realtà che è già presente. Lo dico sempre quando parlo con gli adulti, la vita è un dramma, c’è un rapporto. Il dramma è che se noi dimentichiamo di essere qui perché chiamati e convocati, non si capisce più niente della vita. E allora vince l’istinto, vince la ferita non inestirpabile.</p>
<p><u>Intervento di Francesco:</u></p>
<p>Il bambino che è arrivato con noi, che aveva allora 9 anni e adesso ne fa 11, ha tutta la sua storia e tutta la sua fatica. Però quel sì che avevamo detto, è cambiato nel tempo, cioè è diventato più consapevole, il sì che ho detto è proprio fatto dentro un’esperienza, quel sì io devo dirlo tutti i giorni. Perché? Perché lui è diverso dagli altri 5 e per cui mi chiede cose diverse. E però mi fa rendere, cioè mi ha reso più certo, cioè più cosciente della grazia di aver avuto 5 figli, perché sono arrivati e uno dice è stata una grazia perché incontrando lui e vivendo con lui e vedendo i nostri figli che hanno accettato perché un po’ a qualcuno è stato imposto. Per cui come loro han detto di sì, a me ha stupito perché non pensavamo fossero capaci di dire una cosa così. E se non ci fosse stato lui, probabilmente non me ne sarei neanche reso conto, per cui mi ritrovavo molto sulla questione della paternità, perché io mi accorgo, io faccio esperienza del fatto che se non sono generato, non genero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il giorno di Pasqua il nostro bimbo in affido ha tirato fuori il mondo, in tutta la sua vita con una lucidità e con una capacità di giudizio di un bambino in maniera impressionante, e io non sapevo come stare di fronte, perché di fronte a tutti i problemi che lui ha avuto, la sua infanzia, uno non sa come starci di fronte. Noi siamo una iniziale risposta perché noi non c’eravamo 2 anni fa. Ma tu sei una risposta a noi, al nostro desiderio, all’incontro che abbiamo fatto.</p>
<p><u>Intervento di Don Ambrogio:</u></p>
<p>Sapete quando le cose sono vere e sono sempre nuove!! Il volto di tua moglie 30 anni dopo è sempre quello, ma è nuovo. E un giorno ti accorgi, ma guarda un po’ non ti ho mai vista così, anche perché finalmente si è messa i capelli come piace a te, capito? Oppure ha messo finalmente quel vestito che 25 anni fa le hai regalato. Sappiate che un po’ di ironia al matrimonio serve.</p>
<p>Questa è la grandezza della vita, la bellezza della vita è questa qui, la vita è un’avventura, che in latino significa letteralmente andare incontro a uno che mi viene incontro.</p>
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		<title>Bernhard Scholz (Presidente Compagnia delle Opere) incontra gli operatori dell&#8217;Associazione (18/09/2019)</title>
		<link>https://www.associazionefraternita.it/event/bernhard-scholz-presidente-compagnia-delle-opere-incontra-gli-operatori-dellassociazione-18-09-2019/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Galgano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Sep 2019 08:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso settembre Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere, è stato ospite nella nostra sede di Monte Cremasco ed ha dialogato con gli operatori di Fraternità. Riportiamo alcuni passaggi degli argomenti toccati durante l’incontro. Mission L’idea della mission sembra una cosa astratta ma di fatto è la risposta alla domanda ultima: “Perché facciamo quello [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso settembre Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere, è stato ospite nella nostra sede di Monte Cremasco ed ha dialogato con gli operatori di Fraternità. Riportiamo alcuni passaggi degli argomenti toccati durante l’incontro.</p>
<p><em>Mission</em><br />
L’idea della mission sembra una cosa astratta ma di fatto è la risposta alla domanda ultima: “Perché facciamo quello che facciamo?”.<br />
La nostra mission è quella di aiutare le famiglie e i ragazzi. Dalla modalità di usare i soldi, di vestire, di suddividere i lavori, fino al modo di parlare, tutto deve essere riconducibile a questo. La mission nasce dalla necessità di dare un’immagine condivisa di un’organizzazione. Lo scopo della mission è quello di aiutare la condivisione, la partecipazione, l’unità e non l’uniformità.<br />
Sapere qual è la mission è molto importante anche per chi sta fuori e vuole capire l’organizzazione, sia nella definizione che nel vissuto. Soprattutto perché la sua comprensione dà grande libertà per decidere se entrare o non entrare nell’organizzazione e non solo per quanto riguarda le famiglie ma anche per le istituzioni (Es. Perché un giudice dovrebbe dare a noi il ragazzo?) Quindi da un certo punto di vista la mission è la cosa più concreta di tutte.</p>
<p><em>Corresponsabilità</em><br />
Per trattare la questione della corresponsabilità bisogna partire da una riflessione sulla propria responsabilità cosciente. Bisogna sapere qual è il proprio compito, qual è il proprio scopo, qual è il proprio metodo e quali sono le proprie competenze e poi capire come in tutto ciò ci si inserisce nel gruppo, ricordandosi però di non sconfinare mai!<br />
Io quando lavoro, in ogni caso rispondo in un qualche modo a qualcuno, cioè non è possibile che quando faccio qualcosa lo faccia senza un’idea. Può essere un’idea sbagliata, approssimativa, può essere precisa, può essere offuscata ecc… però io agisco sempre a seconda di un’idea più o meno chiara di quello che è il mio lavoro. Questo porta quindi ad avere anche la necessità di sapere che cosa fanno gli altri, ad avere un’idea di chi lavora con me, che cosa fa e che cosa non fa, in modo tale da sapere dove sono inserito e come sono inserito.</p>
<p><em>Collaborazione</em><br />
Un’organizzazione nasce dal fatto che c’è un grande compito, che uno da solo non può svolgere. Per affrontarlo ci si mette insieme e si suddividono i compiti.<br />
Collaborare vuol dire avere uno scopo comune, in cui ognuno porta il suo contributo, caratterizzato dalle sue competenze. Per dare il proprio contributo bisogna, però, avere chiaro lo scopo per cui si collabora e sapere che si è corresponsabili per il raggiungimento di quest’ultimo. Infatti, mentre tu dai il tuo contributo devi avere in mente lo scopo finale che si vuole raggiungere e devi essere anche cosciente dei contributi degli altri e quindi dialogare con loro. Bisogna capire che senza il contributo che l’altro dà, io non potrei dare il mio e che quindi in un’organizzazione non c’è un ruolo più importante di un altro, sebbene molto spesso nelle opere sociali vi sia quest’idea e che altrimenti vorrebbe dire misconoscere profondamente la natura di una collaborazione. È quindi fondamentale riconoscere in maniera oggettiva e profonda questa interdipendenza, per poter lavorare insieme.</p>
<p><em>Competenza</em><br />
Viviamo in un contesto in cui la competenza, la professionalità, la capacità di metabolizzare quello che accade intorno a noi è ormai all’ordine del giorno perciò ci dobbiamo emancipare anche noi con uno sguardo, passatemi il termine, meno artigianale e più professionalizzato.<br />
L’Associazione Fraternità richiede diverse competenze, professionali e non, che rappresentano il contributo che ognuno dà all’obiettivo comune, dai dipendenti alle famiglie. Quando si parla di competenza nel nostro caso specifico, non si può parlare solo di competenza professionale dei dipendenti, bisogna allargarsi anche alle competenze delle famiglie, in quanto, sono loro il soggetto educativo. Le famiglie non devono acquisire competenze per avere una professionalità, ma per arricchirsi per il bene dei ragazzi devono diventare semiprofessionali. Bisogna quindi porsi insieme alle famiglie la domanda “Qual è il bene per i ragazzi?”, per poi prendere coscienza del bisogno dell’altro. E questa presa di coscienza è un atto oggettivo di competenza, che se attuato porterà dei miglioramenti, ai quali seguirà un desiderio maggiore da parte delle famiglie di acquisire competenze.</p>
<p><em>Creatività</em><br />
Nell’opera della Fraternità ci sono spazi e margini anche ampi perché uno possa metterci un po’ di creatività nelle soluzioni, nelle proposte e nella condivisione di quello che accade. Per cui niente deve essere standardizzato.<br />
Dobbiamo quindi essere creativi, nel senso di trovare modalità nuove per affrontare i problemi che si presentano.</p>
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		<title>Rimini Meeting 2019</title>
		<link>https://www.associazionefraternita.it/event/rimini-meeting-2019/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Associazione Fraternità]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Aug 2019 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nacque il tuo Nome da ciò che fissavi Fiera di Rimini 18/24 Agosto 2019. Vi aspettiamo nello spazio tra il padiglione A5 e C5 &#160; &#160; &#160;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nacque il tuo Nome da ciò che fissavi</p>
<p>Fiera di Rimini 18/24 Agosto 2019.</p>
<p>Vi aspettiamo nello spazio tra il padiglione A5 e C5</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<video class="sc_video" src="https://youtube.com/embed/Y_gq_V6Cj3w" width="100%" height="" data-width="100%" data-height="" data-ratio="16:9" poster="https://www.associazionefraternita.it/wp-content/uploads/2019/07/IMG-20190718-WA0001.jpg" data-image="https://www.associazionefraternita.it/wp-content/uploads/2019/07/IMG-20190718-WA0001.jpg" style="width:100%;" autoplay="autoplay" controls="controls" loop="loop"></video>
<p>&nbsp;</p>
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